Lo scorso martedì 29 ottobre, un incontro Interclub organizzato dal Rotary Club Varedo e del Seveso, che ha visto la partecipazione dei RC Meda e delle Brughiere, Colli Briantei e Cinisello Balsamo, ha messo in luce un tema centrale per la medicina oncologica: la terapia del dolore e l’attenzione ai bisogni multidimensionali dei pazienti oncologici. La serata è stata animata dalla relazione della Dott.ssa Carla Ida Ripamonti, figura di spicco nell’ambito delle cure di supporto al paziente oncologico presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove dal 2009 dirige la SSD Cure di Supporto, un servizio da lei stessa ideato e specializzato nella gestione integrata del dolore e dei bisogni psicosociali.

L’Evoluzione della Terapia del Dolore
La terapia del dolore, così come la conosciamo oggi, ha attraversato diverse fasi evolutive, inizialmente focalizzata sulla gestione dei sintomi fisici del dolore cronico e, successivamente, sul trattamento di tutti gli aspetti della sofferenza del paziente oncologico. All’inizio, l’obiettivo principale era il sollievo dal dolore fisico, spesso sottostimato sia dai medici sia dai pazienti stessi, un problema che purtroppo ha portato molti a vivere il dolore come una parte ineluttabile della malattia. Con il passare degli anni, grazie anche a progressi nella ricerca farmacologica e nelle tecniche palliative, è stata possibile una gestione più mirata e personalizzata del dolore.
I Bisogni dei Pazienti Oncologici: Oltre il Trattamento Fisico
I pazienti oncologici non necessitano solo di cure fisiche, ma di un approccio che consideri l’interezza della loro esperienza di malattia, comprese le difficoltà economiche, i bisogni psicologici, il supporto sociale e le necessità spirituali.
1. Supporto Economico: La gestione economica della malattia può rappresentare una sfida importante per molti pazienti e le loro famiglie, in particolare per coloro che non possono lavorare a causa del trattamento o che devono affrontare spese ingenti per le cure. La Dott.ssa Ripamonti ha sottolineato come un supporto economico sia essenziale per garantire che i pazienti possano affrontare la malattia con maggiore serenità e senza ulteriori preoccupazioni.
2. Supporto Psicologico: La diagnosi di cancro è un evento traumatico che sconvolge la vita del paziente e della sua famiglia. I pazienti oncologici spesso affrontano ansia, depressione e paure che richiedono un sostegno psicologico dedicato. Gli studi evidenziano che un’assistenza psicologica può contribuire a migliorare la qualità della vita del paziente, aiutandolo a gestire lo stress e a sviluppare risorse personali per affrontare la malattia.
3. Supporto Sociale: Il cancro può comportare un cambiamento radicale nelle relazioni interpersonali e nel modo di percepire il mondo circostante. Il supporto sociale, che si traduce anche nella vicinanza di una comunità sensibile e attenta, è essenziale per evitare che il paziente si senta isolato o abbandonato.
4. Supporto Spirituale: La dimensione spirituale assume spesso un ruolo centrale per i pazienti oncologici. La possibilità di esplorare il senso della vita e la spiritualità può essere di conforto per molti pazienti. In questo contesto, il sostegno di figure religiose o consulenti spirituali può aiutare il paziente ad affrontare la malattia in modo più sereno.
L’Importanza delle Cure di Supporto
Attraverso la SSD Cure di Supporto, la Dott.ssa Ripamonti ha creato un modello di cura che mette al centro il paziente come persona, affrontando la malattia non solo attraverso i farmaci ma anche offrendo un accompagnamento che riconosca tutte le dimensioni della sofferenza. Questo approccio olistico permette di migliorare non solo la qualità della vita del paziente ma anche l’efficacia complessiva della terapia oncologica, favorendo una maggiore adesione al trattamento e un miglioramento del benessere psicofisico.

D.ss Carla Ida Ripamonti
relatrice
Paolo Chieregatti
Ass. Governatore
L’intervento della Dott.ssa Ripamonti ha illustrato ai presenti come il futuro della terapia oncologica richieda un impegno collettivo e un cambio di paradigma. Non si tratta solo di curare la malattia, ma di prendersi cura del paziente in modo completo, rispondendo alle sue esigenze fisiche, psicologiche, sociali e spirituali.
L’incontro ha offerto uno spunto di riflessione profondo, sottolineando come il benessere di un paziente oncologico non dipenda solo dalle cure farmacologiche, ma anche dall’assistenza che riceve nella gestione delle sue necessità quotidiane e interiori. Grazie a professionisti come la Dott.ssa Ripamonti e alla collaborazione di realtà sensibili come i Rotary Club, è possibile promuovere una cultura della cura che non si limita al trattamento della malattia ma si estende all’intera sfera di vita del paziente, restituendo dignità e speranza anche nei momenti più difficili.

Barbara Cincotto
presidente RC Varedo e del Seveso
(Articolo di Massimo M. Vialardi, Presidente RC Colli Briantei)
